I Grandi Eroi
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Pensa solo per un attimo ... la corsa Bordeaux - Parigi fu organizzata per la prima volta il 23 Maggio 1891 con un percorso di Km. 557 vinta da un certo Georges Millis impiegando 26h 34' 57" ... La prima Parigi - Roubaix si tenne per la prima volta nel 1896 e vinse un tedesco percorrendo Km. 280 ad una velocità media di 30,162 Km/h ... Il primo Giro d'Italia si svolse dal 13 al 30 maggio 1909. I Km. percorsi furono 2448,20 suddivisi in 6 tappe ed il vincitore fu Luigi Ganna con una media di 37,260 Km/h impiegando un tempo complessivo di 89h 43' 14". Pensa ancora solo per un attimo a come il ciclismo abbia unito l'Italia anche in tempo di guerra e dopoguerra. Tempi in in cui non esisteva la televisione e tutto era affidato alla fantasia stimolata dalla radiocronaca degli arrivi di tappa. Nel 1919 ricomincia il Giro d'Italia sospeso per la guerra e Girardengo vestendo la maglia tricolore entrò a Trento e a Trieste. "L'omino di Novi" grande rivale di Binda ebbe l'appellativo di "eterno secondo". Fu il primo corridore ciclista al quale venne dedicata una canzone e con lui e per lui era nata intanto la letteratura sportiva. A vent'anni, era il 1913, cominciò ad anellare quella sua inimitabile collana di successi che lo avrebbero fatto entrare nella leggenda. Si dimostrò capace di vincere su ogni percorso, in ogni condizione, su strada e su pista, di astuzia e di forza al termine di lunghe cavalcate o combattuti sprints. |
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La classe non si discute,
Binda
quando sale su per una rampa è un dominatore che entusiasma per la bellezza
affascinante del suo stile, la facilità della sua pedalata. A veder pedalare
questo signore delle salite, sembra che la fatica sia facile, facile la
strada, facile tutto ... "Ecco Binda a volte un po' malcontento, un po'
malsicuro, un po' incerto. E' un temperamento delicato. Ma si trasforma e la
classe lo domina. E il campione si ritrova e punta deciso avanti"...Alfredo
Binda (cronaca dell'epoca a cura di E. De Martino).
“…galleggiava sulla strada con l’armoniosa leggerezza dei suoi colpi di
pedale, carezze al piano e morsi al monte…trionfa l’asso delle nuove
generazioni” ( BrunoRoghi) Vivere in modo sereno l'agonismo, rispettare gli avversari, mai esasperare i toni della sfida, saper comprendere uomini e situazioni questi gli insegnamenti che Binda consegna al mondo di oggi , allo sport del nostro secolo. Principi e comportamenti sempre piu' rari. Ecco alcune delle sue frasi famose:
“Volevo una vita in tre fasi – diceva Binda - e l’ ho avuta: gli
anni dello sport, quelli del divertimento e, infine, il periodo del
matrimonio” “Ho avuto la fortuna di visitare luoghi molto belli, ma nel
mio cuore, devo confessarlo,c’era sempre il mio paese; Cittiglio è sempre
stato tutto il mio mondo”. “Le mie convinzioni politiche si possono
facilmente capire se dico che sono uno che va in chiesa, che è liberale
per tendenza e che è stato fascista, quando lo erano tutti, facendo per
cinque anni il segretario politico a Cittiglio. Per questo nessuno se l’è
presa con me, anche perché ho avuto noie con i repubblichini dato che non
ho più voluto aderire al partito.Non sono comunista. Quando uno è
possidente non può essere comunista. Ognuno è del partito che difende i
suoi interessi, salvo eccezioni. E io i miei interessi me li son fatti
tutti da solo con le mie fatiche. Un industriale guadagna anche con le
fatiche degli operai ed è giusto che renda conto a loro. Ma io ho dovuto
pedalare col mio sudore e non posso accettare che i miei soldi siano dati
ad altri.” “E' inutile seminare zizzania: la zizzania cresce da sé”. Alle
figlie, alla vigilia degli esami: “Ultimo chilometro, allacciare i
cinghietti!”. Binda grande campione ma anche grande uomo, uno stratega benvoluto da tutti stimato in Italia e all'estero. Con lui sull'ammiraglia (camiciola foulard, megafono in mano) Bartali vinse il leggendario Tour del '48 e Coppi si aggiudicò i Tours del '49 e del '52. Binda era alla giuda anche del Coppi vittorioso al mondiale di Lugano del' 53. Gianni Brera scrisse: "Alfredo è stato per me il maggior prodotto del ciclismo italiano". |
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Gli anni dal '36 al
'46 furono dominati dal Ginettaccio popolare.
Gino Bartali.
Nel Giro d'Italia del 1937 fu soprannominato
l'atleta solitario e fu anche il primo anno che nel giro fu inclusa una
tappa dolomitica "la Vittorio Veneto - Merano" attraversando Fiera di
Primiero, San Martino di Castrozza, Passo Rolle' , Passo di Costalunga,
Bolzano. Tappa vinta appunto dal Ginettaccio che a due km dalla cima di
Passo Rolle' stacco' tutti gli avversari. Una carriera che avrebbe potuto
essere ancora più ricca, senza il penoso intermezzo della guerra. |
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In quegli anni stava nascendo un' altro grande del ciclismo italiano "il campionissimo" Fausto Coppi definito anche "una leggenda senza confini". I miti si sa non hanno paura del tempo, anzi il tempo li coltiva, li arricchisce, sollevandoli molto spesso da quella che fù la loro realtà. Il 18° Giro d'Italia fu vinto da questo ragazzo di vent'anni reclutato fra i giovanissimi per dare alla gara un tono di grande combattività . Garzone di salumeria a Novi LIgure conobbe Biagio Cavanna celebre massaggiatore cieco che intuì le sue potenzialità e lo spronò a gareggiare in bicicletta. Nel 1946 nasce il soladizio con la Bianchi. Quella bianco-celeste è la maglia di un uomo solo al comando! Sarà la sua casacca per un decennio. Il binomio da subito i suoi frutti vince la sua prima Sanremo con una fuga epocale e 14' di vantaggio sul secondo in classifica (la radio annunciando la classifica poco dopo il trionfo disse: "primo classificato Coppi Fausto; in attesa del secondo classificato trasmettiamo musica da ballo"). Il '49 è l'anno della sua consacrazione a livello mondiale. Fausto vince ancora Sanremo e al giro di Lombardia firma quella che sarà la sua impresa più celeberrima con 192 Km (con 5 colli alpini) di fuga nella tappa Cuneo Pinerolo. Il giornalista Mario Ferretti apre la sua radiocronaca con un frase che farà epoca: "un uomo solo è al comando la sua maglia è bianco-celeste e il suo nome è Fausto Coppi". |
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E di Felice Gimondi non vogliamo parlare...E' stato il primo italiano a vincere tutti e tre i tour nazionali: la Vuelta di Spagna, il Giro d'Italia e il Tour de France e nel 1973 vince il campionato del mondo. Per decenni tifosi e media si sono divisi su chi meritasse il titolo di miglior ciclista di tutti i tempi. |
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